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Namibia: appunti di viaggio

Ecco gli appunti di viaggio della Namibia. Dopo il Sud Africa, e soprattutto i safari nella zona del Kruger, sognavamo di tornare in questo continente per avere la possibilità di ammirare ancora una volta i suoi stupendi animali – e non solo.

Premetto che il viaggio in Namibia è stato molto diverso da quello in Sud Africa: la Namibia è un vastissimo territorio che nessuno ha mai ‘voluto’, una specie di polveriera desertica, che per molto tempo era annessa al Sud Africa come appendice secondaria. Se il Sud Africa è ricco di risorse naturali, rigoglioso in vegetazione, sviluppato e popoloso (e violento), la Namibia è praticamente l’esatto opposto: grandi spazi e deserti, strade dissestate, densità abitativa bassissima, tranquillità e silenzio.

In generale è stato un viaggio in mezzo a tanti spazi infiniti ed arsi al sole. I colori della Namibia nella stagione secca resteranno nel mio immaginario per sempre. I ciuffi d’erba oro che accompagnavano la strada sterrata per centinaia di km sembravano, da lontano, un tappeto morbido che riluceva e cambiava aspetto con il passare delle ore. Si mescolavano alla cresta dei leoni che nella loro pigrizia si arrotolavano nel suo manto morbido. L’animale nazionale, l’Oryx, che puntinava i campi e si intravedeva da lontano con i suoi ‘calzini’ bianchi.

Le cittadine tranquille e sonnolente, le località di villeggiatura marittime in mezzo al deserto, e alla nebbia mattutina. Le mense calde delle stazioni di servizio che servivano tra gli hamburgers i più buoni mai assaggiati, e carni autentiche ed incontaminate dalla modernità. I km e km passati in macchina, chi a guidare, chi ad osservare & dormire (la sottoscritta ovviamente). La visione surreale di Deadvlei e Sussouvlei, ora che ci sono stata mi chiedo se un posto simile esista davvero? Il suo assordante silenzio, la rifrazione della luce in ogni sua particella, il deserto rosso tra le dita dei piedi. Il fresco della sera e della mattina, con il bollore delle ore centrali della giornata… come fanno gli altri a… respirare?

Il Namib e le scarrellate con il Defender su quella che sembrava panna montata. L’oceano che avanza e si scontra con delle montagne in divenire. Il sentirsi un granello di sabbia in questo mondo grande, più grande di qualsiasi cosa, e semplice come l’essenza della natura, del vivere.

Budgeting

Un viaggio in Namibia non è senz’altro economico, ancora meno del Sud Africa. Siamo però riusciti a risparmiare nel volo spendendo circa 600 euro a testa (con Eurowings + Ryanair), altrimenti solitamente si vai dai 1.000 euro in su. In una vacanza di 10-12 giorni con una 4×4 e prenotazione in alberghi di fascia media (circa 70 euro a testa per notte), la cifra totale va intorno ai 3.000 euro a persona.

L’altro modo che c’è per risparmiare, è pernottare in campeggio – da prenotare in largo anticipo nel periodo dell’alta stagione. Optare invece per una 2×4 al posto di una più costosa 4×4 non è un opzione per come spiegherò più avanti. Il budget per una buona macchina affidabile (da agenzia seria) è di circa 1.200 euro. Noi ci siamo affidati a Desert Car Hire ed abbiamo avuto una buona esperienza.

Come spesso succede nella pianificazione di una viaggio a budget ristretto, il mio freak-control ha preso la meglio ed ho redatto uno spreadsheet dettagliato, pianificando tutte le spese principali e quelle accessorie. Il risultato? Nonostante il file Excel sembrasse completo e avesse tenuto conto di TUTTO, MA PROPRIO TUTTO, non ho considerato il fattore umano: abbiamo riprenotato tutti gli alloggi!! Ma proprio tutti! Hahaha…. La vita da campeggio si è subito dimostrata la perfetta meta per una vacanza da incubo! Quindi al diavolo il budgeting e ricordatevi che una vacanza low-cost in Africa non è semplice… e a volte impossibile.

Campeggio o camere d’albergo?

L’idea di andare in Namibia, e finalmente visitare questa meta da sempre ambita dalla mia fervente immaginazione, ha sicuramente fatto sì che alcuni dettagli fossero trascurati. Nonostante non avessi mai fatto campeggio in vita mia (e la cosa non mi avesse mai allettata), ho pensato che la Namibia fosse proprio il posto giusto dove cominciare: i cieli africani, gli alberi secolari, il nulla intorno, sembravano elementi di perfettitudine. Luca è in generale più adattabile di me per cui il problema non si poneva. In effetti ci avrei dovuto pensare più seriamente (cosa che non faccio mai!) ma è anche questa la parte bella del viaggio, gli imprevisti e tutto ciò che può succedere quando non tutto va come pianificato. Come ho anticipato: IL CAMPEGGIO NON E’ ANDATO BENE. Anzi, un elemento che ha messo a repentaglio il mood di relax e spensieratezza durante i primi giorni di viaggio, causando tensioni tra di noi. Se non avete mai provato il campeggio… lasciate perdere!!

Risultato: abbiamo ripianificato la vacanza riprenotando tutto! Non è stato facile soprattutto nei primi giorni a Sesriem dove in alta stagione trovare una camera non era fattibile. Memorabile però rimane la prima notte a Sesriem passata nel campeggio governativo. Ci avevano assegnato una delle piazzole più esterne, all’ingresso del deserto, con questo albero secolare meraviglioso… andiamo a dormire e passiamo la nottata insonne per le folate di vento che arrivano dal deserto. La scaletta continuava a sobbalzare ed alzarsi dal terreno: sembrava di trovarsi in una terribile tempesta nel deserto! Il vento era in realtà ingigantito dall’effetto della cerata, una volta usciti la situazione era sotto controllo. Ricordandoci di questo aneddoto oggi ridiamo… ma vi garantisco che al momento non è stato così ‘cool’.

La macchina 2×4 è fattibile? Meglio 4×4!

Prima di partire non è stato facile capire se noleggiare una 4×4 avrebbe fatto la differenza, ma soprattuto se ce n’era davvero bisogno. Alcune della nostre guide di riferimento, come la famossisima Bradt Namibia diceva che non era necessario, ed il 2×4 sarebbe andato bene ovunque tranne nel Nord con la stagione della pioggie. Per fortuna non abbiamo seguito questo input. Certamente guidare una macchina normale in Namibia non è pericoloso, e alla fine, tecnicamente fattibile. Il problema è che si viaggia ad una velocità media di 30 km/h per evitare buche che danneggerebbero la macchina.

La maggior parte delle strade percorse sono in off road (e piuttosto disconesse), per cui il 4×4 è la scelta naturale. In un viaggio di 3.000 km, guidare un 4×4 implica passare ore ed ore alla guida (anche 5-8 al giorno), viaggiare su 2×4 vuole dire non godersi la vacanza e trascorrere una porzione ancora più consistente alla guida, con il rischio di forare, e dovendo mantenere velocità davvero ridicole. Purtroppo la 4×4 non è una scelta economica, ma davvero non c’è altra opzione. Il 98% della vetture che abbiamo incontrato erano grosse jeep.

Tipo di turismo

Il turismo in Namibia è sviluppato e si divide per lo più in due gruppi: turista indipendente che prenota campeggi e strutture alberghiere, e turista di gruppo (per lo più di tipo Europeo), dove gruppi numerosi di adulti (maturi) si godono una vacanza organizzata. Questa seconda parte non ce l’aspettavamo. Quando abbiamo soggiornato in strutture alberghiere di grandi dimensioni ed avviate, siamo sempre incappati in gruppi di Francesi, Tedeschi ed Italiani abbastanza chiassosi e non così rispettosi dell’ambiente e cultura circostante.

Periodo di viaggio e microclimi

Abbiamo visitato la Namibia tra fine Settembre e inizio Ottobre 2017, durante la stagione secca. E infatti in questo periodo la maggior parte del territorio Namibiano è arso al sole, semi desertico, fresco di sera e bollente di giorno. Ci sono diversi climi all’interno di questa nazione, ad esempio quello più mite della capitale che si trova su un altopiano, o quello umido, freddo e nebbioso delle località costiere come Swakopmund e Walvis Bay. Tuttavia, in questo periodo dell’anno, il paesaggio prevalente è quello della terra rossa/arancio/beige con ciuffi di prato color oro. L’Etosha Pan (il lago all’interno del parco nazionale di Etosha) si prosciuga lasciando spazio ad un deserto di sabbiolina bianca. La vegetazione si dirada e gli animali si nascondono durante le ore calde o cercano di raggiungere le pozze dove possono abbeverarsi. Nella zona tra Sesriem e Walvis Bay (intorno a Solitaire per intenderci) un deserto semi-arido è cosparso da massi rossi e sterpaglie e ci ha ricordato un paesaggio lunare.

Strutture governative

Uno aspetto che mi ha abbastanza infastidita del viaggio in Namibia è stata la gestione di tipo governativo delle strutture turistiche che spesso risulta essere lento e poco efficiente. Per esempio, per prenotare i campeggi e le strutture governativi del Namibia Wildlife Resort, che spesso rappresentano l’unica opzione, oppure quelli inseriti in una location privilegiata, bisogna seguire un iter burocratico non molto intuitivo che richiede di iniziare la pianificazione della vacanza parecchio in anticipo.

Inoltre, per chi soggiorna come noi all’esterno del parco di Etosha, entrare ogni giorno all’interno del parco vuol dire lunghe code all’entrata esterna, e all’ufficio dove si paga il biglietto. L’opzione migliore è soggiornare all’interno del parco per evitare questo inghippo amministrativo.

Questa procedura ha fatto sì che nonostante ci piazzassimo con la jeep all’entrata dell’Etosha Park poco prima dell’apertura del cancelli intorno alle 06.45, iniziassimo il safari vero e proprio almeno dopo le 8.15. Chi ha già fatto dei safari sa benissimo che le migliori ore del giorno per fare avvistamenti sono proprio all’alba (e al tramonto): entrare dopo le 8 con la temperatura che saliva vertiginosamente non era certo buona cosa. Passavamo così le ore più cuocenti e meno interessanti all’interno del parco, dovendo uscire proprio quanto tornava ad essere davvero interessante!

Insomma: gestione di una safari in un parco privato (come la nostra esperienza in Sud Africa) vs questa pubblica, vince 10 a 1.

 

 

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