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La mia ex Londra

Ogni volta che torno Londra, è come se incontrassi un ex. Ti senti a disagio all’inizio, poi è come se scattasse un click, qualcosa che ti affascina. Per un momento pensi che sia tutto uguale, via al ciak e si comincia a girare. Ma poco dopo capisci che non sei più la stessa persona, o semplicemente ti ricordi troppo bene di tutto quello che non va più.

Sicuramente, siamo state insieme parecchio. Sono stata sedotta dalla lingua, dalla cultura, dal sorprendente melting-pot, dall’intreccio di storie e di anime che arrivano e che vanno, come foglie che cadono in autunno.

Mi sono trasferita a Londra a 20 anni, piena di energie e pronta a prendere tutto il nuovo che c’era. Volevo combattere, per trovare la mia via e creare una nuova vita. Ho incontrato più persone di quelle che ricordo, e non mi sono mai sentita così sola come in mezzo ad una folla di gente. La vita in città è stata emozionante così come alienante, per poi trasformarsi in equilibrati ritmi di vita e stabilità professionale.

Per una persona che ama viaggiare, è dove sembra naturale essere. Una miriade di nazionalità, di lingue, abitudini e stranezze che si incontrano. La cultura inglese di sottofondo, ma in realtà c’è una forte iterazione tra diversi continenti: dall’India all’Europa, prendendo una deviazione per l’Australia, un sguardo all’Africa e all’America.

Per me, Londra è la citta cosmopolita per eccellenza in Europa, ricca di storie da raccontare. Un tempo era la capitale dell’impero più vasto della storia, ora è una nazione che sta’ facendo fatica a trovare la sua identità moderna. E su dai Londra, perdonami, mi sono dimenticata di dire che sei meravigliosa, certamente piu’ bella di Parigi.

Il risultato è qualcosa di variopinto, a tratti sciatto, ma democratico e alla portata di tutti: come puoi non sentirti libero in questo contesto? Ma solo all’inizio. Con il passare del tempo, ti rendi conto che ci sono delle complessità nel coesistere, che c’è una sottile linea divisoria che ben delimita le diversità di classe. Nonostante Londra dia superficialmente il benvenuto a tutti, nel lungo andare ti ricorda troppo bene che non appartieni del tutto.

In qualche modo, la mia pancia ha anticipato gli esiti elettorali della Brexit, ed un giorno ho capito che tra ma e Londra era finita. Per la prima volta nella mia vita ho desiderato tornare a casa.

Sicuramente negli anni le priorità sono cambiate. Cose che non avrei mai immaginato desiderare, sono ora alla base della mia vita: qualità della vita, avere intorno la famiglia. Sono però anche consapevole che quello che era meraviglioso 10 anni fa, si sia trasformato, poco alla volta, in qualcosa che ho iniziato a disprezzare. La metropolitana, la frenesia delle persone ovunque e ad ogni ora, la mancanza di luce, la difficoltà ad instaurare rapporti a lungo termine.

Ad un certo punto, Londra mi è sembrata la città dei ventenni che non crescono mai, un pò alla Peter Pan. E anche se c’erano età disparate intorno a me, in qualche modo si comportavano ancora come se avessero 20 anni. Condividevano stanze e appartamenti, pensavano ogni due stagioni a se aveva senso rimanere, o se era ora di tornare a casa. Come se fossero ibernati nei loro 20 anni e li rivivessero perpetuamente.

Quello che mi ha fatto chiudere con Londra però, è stata la consapevolezza di non appartenere. Mi sono resa conto di non avere legami ancestrali a quella terra, e che, come tanti altri, ero solo un ospite temporaneo. Nel frattempo mio padre si è ammalato, e così ho sentito la necessità di riallacciarmi a quelle radici che rappresentavano la mia essenza.

Ora che ho rivisto Londra per un weekend spensierato con Luca, sua papà e compagna, so con certezza che Londra è sempre la vecchia Londra, ma sono io quella che è cambiata. Nonostante ciò, guardo a Londra con grande affetto per tutto quello che abbiamo condiviso, visto che con gli anni è diventata una parte integrale di me.

 

 

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