Una settimana a Zanzibar: come sopravvivere al resort all-inclusive

E’ andata cosi: Luca ha ricevuto, come bonus annuale, una vacanza gratis in una destinazione tropicale, Zanzibar. Chi avrebbe detto di no? Noi ovviamente no, visto che sembrava una bella opportunità per visitare una nuova parte del mondo e rilassarsi allo stesso tempo.

Abbiamo POI capito che era una vacanza all-inclusive, in uno di quegli enormi resort per Italiani: non esattamente quello che speravamo. Quando l’abbiamo scoperto, però, abbiamo deciso di rigirare la situazione a nostro favore, e questo è stato lo spirito della settimana: sopravvivenza alla vacanza da resort preconfezionata, ma soprattutto astuzia nello sfuggire all’organizzazione e alla routine del villaggio. E’ stato facile? Assolutamente no. Se non sei un tipo da villaggio vacanze, lascia perdere. Luca ne sta portando i segni.

Un pò di fatti

Zanzibar è una repubblica semi autonoma della Tanzania con un storia unica e un presente incerto. Fulcro della tratta degli schiavi dell’est Africa, è stato al centro degli interessi coloniali per secoli, a partire dai portoghesi nel sedicesimo secolo, il sultanato di Oman nel diciassettesimo secolo, e gli inglesi dal 1890. La sua identità fortemente musulmana la contrappone al continente africano rendendola solo uguale a se stessa.

L’economia di Zanzibar è suddivisa in statali, agricoltura o pesca, e un turismo da resort molto italiano: non stupitevi se parlano tutti la nostra lingua. Una conseguenza paradossale del turismo e’ quella che intorno ai villaggi troverete popolazioni di Masai ‘trapiantati’ dalla Tanzania che lavorano per la maggior parte come guardiani.

Vedere i Masai a Zanzibar, percepire la loro gentilezza, eleganza ed umiltà, ci ha fatto venire molta voglia di visitare la zona del Kilimangiaro e dei grandi parchi circostanti tra cui il Serengheti: la prossima volta in Africa!

itinerario per scappare un pò dal villaggio

1 – Arrivo.

2 – Visita pomeridiano della capitale Stone Town con guida locale.

3 – In macchina a nord di Zanzibar fermandoci a Nungwi per goderci il mare e il tramonto.

4 – Visita organizzata a Prison Island, per vedere le tartarughe giganti Aldabra, e pranzo e pomeriggio nell’isolotto di Sandbank per goderci il mare.

5 – In macchina a sud di Zanzibar fermandoci in alcune spiagge, e nella foresta di Jozani.

6/7 – Relax al resort.

8 – Ritorno.

Giorno 2

Iniziamo andando a vedere la capitale Stone Town, con un tour con guida che ci ha raccontato la storia unica di quest’isola. Partendo dalla chiesa Anglicana, siamo passati per il mercato di frutta, spezie e pesce, e attraverso le viuzze centrali, siamo arrivati al lungomare. Zanzibar un tempo fungeva da centro logistico per tutto l’est Africa, dal commercio delle spezie, alle prime spedizioni Europee, fino alla tratta degli schiavi. La guida ci ha anche portati in posti che altrimenti non avremmo trovato da soli, come all’interno dell’ex mercato degli schiavi, stipati in celle al di sotto della chiesa anglicana.

Giorno 3

Siamo andati con la macchina a Nord e ci siamo fermati a Nungwi, che e’ il posto giusto se vi piace il mare. Troverete un spiaggia chilometrica e il mare piu’ bello dell’isola, con tramonti mozzafiato. Ad est della spiaggia si trovano i villaggi locali con i pescherecci, piu’ ad ovest ci si spinge, piu’ l’acqua diventa cristallina e i prezzi dei resorts alle stelle. Il mare piu’ bello è indubbiamente quello a ovest della lunga spiaggia di sabbia Bianca dalla consistenza del borotalco. Non soprenderti se gli zibù sulla spiaggia cercheranno di rubare ai turisti la poca ombra disponibile!

Giorno 4

Abbiamo partecipato ad una escursione organizzata a Prison Island dove abbiamo incontrato le enormi testuggini preistoriche, importate dalle seychelles due secoli fa, di cui si puo’ ancora trovare uno dei primi giovanotti di soli 192 anni. Un tempo si trovavano nella casa delle meraviglie del sultano a Stone Town, ma, dopo l’arrivo dei portoghesi, sono finite sull’isola. Al momento ce ne sono più di cento tra cuccioli ed esemplari adulti. In combinazione a Prison Island abbiamo passato il pomeriggio a Sandbank, una lingua di sabbia in mezzo ad un oceano cristallino, dove abbiamo gustato pesce alla griglia preparato al momento.

Giorno 5

Il quinto giorno, sempre con la macchina, ci siamo addentrati a sud dell’isola, molto piu rigogliosa in termini di vegetazione rispetto al nord. Siamo arrivati a Dongue e Kae, dove Valeria era stata 10 anni fa, per trovare un panorama ben diverso. Un tempo quella spiaggia era incontaminata costituita da isolotti di sabbia, ora e’ tutta occupata da strutture turistiche ed il mare era sporco quando l’abbiamo vista noi. Tornando indietro ci siamo fermati nella foresta di Jozani dove abbiamo ammirato le scimmie rosse chiamate Colobus, la foresta tropicale, ed una foresta di mangrovie di acqua salata davvero interessante.

Giorno 6-7

Gli ultimi due giorni ci siamo riposati nel resort. Avevamo organizzato il surf ad di là della barriera corallina, ma purtroppo non c’erano abbastanza onde ed è stato cancellato.

Un altro tour organizzato che varrebbe la pena fare è quello dello spice tour, per andare a vedere le varie piantagioni e culture di spezie come il chiodo di garofano, il pepe etc. Infine è anche possibile fare delle immersioni a sud dell’isola, dove dicono che la barriera corallina sia molto ricca.

Istruzioni per l’uso

Pronti a versare 50 euro di visto all’entrata, e 40 euro di tasse aeroportuali in uscita. Più la tassa di soggiorno di 1 euro al giorno a persona.

Se non volete essere prigionieri del resort, ed esplorare in libertà, per prima cosa trovate un aggancio per avere una autovettura a noleggio, oppure noleggiatela online prima di arrivare. Lo scooter non basta, serve la macchina visto che l’isola è piuttosto grande: 80 km in lunghezza, circa 40 in larghezza.

Per guidare a Zanzibar è necessario il permesso di guida per stranieri che costa 10/12 euro, senza il quale non potete circolare visto che i controlli della polizia sono molto comuni. Chi vi noleggia la macchina si occupa anche di questo. La guida è a destra all’inglese, evitate di guidare in città a Stone Town visto che è congestionata dal traffico, e prendete un 4×4 perchè si va parecchio in fuori strada.

Portatevi cash in dollari o euro, ma mi raccomando, i dollari solo quelli dal 2003 in poi: se più vecchi avranno lo stesso valore della carta straccia. Gli scellini locali non sono necessari, con i dollari ve la caverete ovunque, anche se non è una cattiva idea averli per girare per l’isola. Se volete cambiare valuta fatelo all’aeroporto quando arrivate.

Aspettatevi un costo della vita alto, quasi al pari di quello Europeo. Il turismo ha innalzato sensibilmente i prezzi. Ad esempio, un taxi dall’aeroporto per le spiagge costa sui 50 dollari, la benzina è 80 centesimi al litro, un frappè intono ai 3-4 dollari.

Aspettatevi sotto il periodo dei monsoni (Marzo e Aprile) un caldo torrido, e molta umidità nell’aria, a differenza dell’alta stagione.

C’è il fenomeno delle maree. Quando siamo andati noi (Marzo 2017) c’era bassa marea la mattina per cui si riusciva a nuotare nel pomeriggio.

Non fotografate persone senza il loro consenso, visto che gli zanzibarini non sembrano vederlo di buon occhio. Anche i bambini non apprezzano essere fotografati e urlano ‘no’ quando qualcuno gli fa una foto.

Siate pronti a trovare i cosidetti ‘beach boys’ un po’ ovunque in spiaggia, che cercano di vendere souvenir o improvvisare ogni servizio inimmaginabile.

Quando al di fuori del resort, vestitevi in rispetto della cultura locale: manica corta al posto della canottiera e pantaloni/gonne sotto il ginocchio.

Da provare a Zanzibar

La spiaggia di Nungwi: è bellissima.

Prendete la macchina e perdetevi in mezzo a questi verdi foreste di bananeti, palme da olio, palme da cocco, passando attraverso villaggi rurali dove potete vedere le abitudini di vita quotidiane e le condizioni di vita dell’orgoglioso popolo zanzibarino. Noterete delle forti contraddizioni tra la povertà delle capanne fatte di fango, gli abiti consumati, le attrezzature di lavoro, con pubblicità di bevande famose, l’uso dei cellulari, il costo della vita alto, e il turismo da resort.

Godetevi il tramonto che solo il cielo africano può offrire, e al calar della luce, il suo cielo stellato che solo negli ambienti poco inquinati dalle luci artificiali può dare il suo meglio: grazie ancora mamma Africa.

L’ultimo consiglio, se avete la possibilità di visitare i villaggi al calar del sole, osservate un popolo vivere nella sua semplicità, e provate a guardare lasciando da parte i pregiudizi. Qui la vita ha le sue tempistiche dettate da un tempo ed un ambiente tipicamente africani. Pole Pole (piano, piano) è una filosofia di vita.

Conclusioni

In generale siamo contenti di come sia andata la settimana, e del fatto che siamo riusciti ad adattarci. Tuttavia, se tornassimo indietro, non avremmo scelto questo tipo di vacanza, a meno che non fosse stata gratuita. Vai a Zanzibar se vuoi stare in spiaggia e prendere il sole, visto che è quello che farai per la maggior parte del tempo.

Oltre a questo, a differenza delle nostre aspettative, ci siamo resi conto che non è così facile immergersi tra le persone del posto. Abbiamo incontrato, per la maggior parte, chi ci volevano vendere qualcosa, oppure chi sembrava infastidito dalla nostra presenza. La verità è che non siamo sempre stati a nostro agio.

Infine, non è stato facile rendersi conto di quanto Zanzibar sia segregata tra il turismo di lusso che vive all’interno di resort, e le aree circostanti fatte prevalentemente di braccianti. Il turismo, per la maggior parte Italiano, ha avuto molti effetti collaterali a Zanzibar oltre gli ovvi benefici di aver creato nuovi posti di lavoro.

 

 

 

A week in Zanzibar: how to survive the all-inclusive resort

This is how it went: Luca’s supplier offered him a free holiday to Zanzibar as yearly bonus. Who would say no to it? We didn’t of course, as it seemed like a great opportunity to visit a new side of the world.

It THEN turned out to be an all-inclusive package holiday in one of the monstrous resorts for Italians going abroad. Not exactly what we imagined. When we found out though, we decided to ‘accept the challenge’ surviving the all-inclusive resort and its routine. Was it easy? Absolutely not. If this is not your thing, as common sense suggests, don’t go for it.

Having said this, we found ways to turn the non-ideal situation in an opportunity, that is, making the most of free accommodation and food, having a base point to explore an African island.

A bit of background

Zanzibar is a semi-autonomous republic of Tanzania, with unique history and uncertain future. Pivotal to slave trade in East Africa, it has been the centre of colonial attention for centuries. The Portuguese colonised in the sixteenth century, the Sultanate of Oman took control in the seventieth century, and the British arrived in 1890. Its strong Muslim identity sets it aside from East Africa, making it equal only to itself.

Zanzibar’s economic activities develop around people living of agriculture or fishing, and package tourism. An absurd consequence of this is that around the resorts you’ll find groups of Masai ‘imported’ from mainland Tanzania working as security guards, or looking for work.

Seeing the Masai in Zanzibar, and perceiving their kindness and elegance, made us dream of the Kilimanjaro and its great national parks, among them the Serengeti. Something to think about for our next trip to Africa!

escape itinerary

Day 1 – Arrival.

Day 2 – Afternoon visit of Stone Town with local guide.

Day 3 – Exploring Northern Zanzibar stopping at Nungwi to enjoy the sea, and the sunset.

Day 4 – Organised day-trip to Prison Island to see the Aldabra Giant Tortoises. Lunch and afternoon at Sandbank.

Day 5 – Exploring Southern Zanzibar stopping by the Jozani Forest.

Day 6/7 – Relaxing at resort.

Day 8 – Way back.

day 2

We started visiting Zanzibar from its capital, Stone Town, with an organised tour with local guide. Stone Town is a maze of winding alleys where it’s easy to get lost. We learnt the history of the island that once acted as logistic centre for all of EastAfrica, from spices and slave trade, to the first European travellers expeditions. Besides, we visited places we wouldn’t have found ourselves otherwise, such as the slave market nested under the Anglican church. If you can, organise a visit to Stone Town with a local guide.

Day 3

We drove North and stopped at Nungwi beach, the right place to enjoy the sea at its best. You’ll find an endless stretch of white sand and the most crystalline water of the island, with breath-taking sunsets. The best sea is all the way to the west where the most expensive resorts are. Don’t be surprised to find zebus on the beach competing with tourists for shadow.

Day 4

We joined an organised trip to Prison Island, where we met the massive prehistoric Aldabra Tortoises imported from Seychelles two centuries ago. One of these tortoises is still alive and counting 192 birthdays. Back in the days, they lived in the sultan’s House of Wonders in Stone Town, but after the Portuguese took over, they ended up on Prison Island. At the moment there are more than 100 of them. We spent the rest of the day picnicking and sunbathing on Sandbank, a stretch of sand in the ocean where we ate fresh grilled fish and enjoyed the sea.

Day 5

We decided to explore the South of the island, where the vegetation was more lush in comparison to the North. We stopped by the beaches of Dongwe and Kae, that Valeria visited 10 years ago, to find a very different environment. Once an immaculate beach, we found a resort with a fairly dirty water. In the afternoon we visited the Jozani Forest to admire the red monkeys called Colobus, the tropical forest, and a beautiful salty mangrove forests. We particularly enjoyed this green oasis, and the helpfulness of the local guide explaining plenty of notions on Zanzibar’s ecosystem.

Day 6-7

We spent the last two days relaxing at the resort. We planned to surf beyond the reef but unfortunately we didn’t have enough waves and so we had to cancel it. Another tour that is worth doing is the spice tour, to visit plantations such as clove and pepper. Finally, it’s also possible to dive in southern Zanzibar, where the coral reef is supposedly very rich.

Handling instructions

As you land you’ll  have to pay for your Tanzanian visa that costs 50 dollars/euro. On the way out  you have to pay 40 dollars/euro for airport taxes. In addition, resorts will ask you 1 euro per day per person as tourist tax.

If you don’t want to get stuck in the resort all week-long, first thing to do is renting a car, or rent one online before your arrival. A moped isn’t enough as the island is fairly large: 80 km long and about 40 wide. Our car cost 40 dollar per day.

In order to drive in Zanzibar, you need a Foreigners Driving Permit (10 dollars), without it, you’ll be in trouble as police checks are very common. As far as we know, international driving license isn’t valid. Driving is on the right side, English style. Avoid Stone Town as there’s lots of traffic and no parking space. Better to have a 4×4 to go on unpaved roads.

Take cash with you, either dollars or euro, but if dollars only those from 2003 onwards. If older than these they won’t be accepted anywhere. Local currency isn’t necessary, as dollars will go smoothly anywhere, but it’s not a bad idea to have it while visiting the island. If you want to exchange currency do that at the airport when you land.

Expect a high cost of living in comparison to Tanzania, and other areas in Africa. For example, a taxi from the airport to the beaches is around 50 dollars. Petrol 80 cents per litre. A smoothie around 3-4 dollars.

Expect incredibly hot weather and high humidity preceding monsoons (March/April).

Tides affect the sea level. We had a low tide in the morning and a high tide in the evening, hence we were able to swim in the afternoon only.

Don’t photograph people without their consent, as Zanzibari don’t seem to like it. Even kids don’t appreciate to get their picture taken and will scream ‘no’ if taking their photograph.

Be ready to find the so-called ‘beach boys’ everywhere on the beach, trying to sell souvenirs or improvising any imaginable service.

When visiting the island dress respecting local culture: wear t-shirts instead of sleeveless shirts, and trousers/skirts below the knees.

Don’t miss in Zanzibar

Nungwi beach: it’s beautiful, and as tropical as Zanzibar can get.

Driving and getting lost among green forests of bananas and palm trees. Go through rural villages where you can see the daily habits of the proud Zanzibari people. You will notice great differences between the poverty of the countryside, and the ubiquitous use of mobile phones, famous fizzy drinks advertisements, and package tourism.

Enjoy sunrises & sunsets that only the African sky can give, and as it gets dark, the incredible starry sky. Thank you again mama Africa.

At last, but not least, if you have the chance of visiting villages towards the evening, peer at people living in their simplicity, and look without prejudice. Life here has it’s own timing, based on typically African weather and environment. Pole pole (slowly, slowly) is a philosophy.

conclusion

All in all we are happy about how the holiday turned out, and how we managed to adapt. Looking back though, unless this was free, we wouldn’t choose this type of trip. Go to Zanzibar if you love being on the beach and sunbathing, as this is most likely what you’ll do.

Besides this, contrary to our expectations, we noticed it wasn’t that easy to submerge into the way locals live. To simplify: we either met people who hassled us to sell us something, or people who seemed annoyed by our presence. The truth is we didn’t feel very welcomed.

Lastly, experiencing the segregation of all-inclusive tourism in a luxury environment in contrast to its surrounding, and culture, it’s quite sad. (Italian) package tourism in Zanzibar seems to have many counter-effects beyond the obvious benefits of creating new jobs.

 

 

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