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Zanzibar, Tanzania

Una settimana a Zanzibar: come sopravvivere al resort all-inclusive

E’ andata cosi: Luca ha ricevuto, come bonus annuale, una vacanza gratis in una destinazione tropicale, Zanzibar. Chi avrebbe detto di no? Noi ovviamente no, visto che sembrava una bella opportunità per visitare una nuova parte del mondo e rilassarsi allo stesso tempo.

Abbiamo POI capito che era una vacanza all-inclusive, in uno di quegli enormi resort per Italiani: non esattamente quello che speravamo. Quando l’abbiamo scoperto, però, abbiamo deciso di rigirare la situazione a nostro favore, e questo è stato lo spirito della settimana: sopravvivenza alla vacanza da resort preconfezionata, ma soprattutto astuzia nello sfuggire all’organizzazione e alla routine del villaggio. E’ stato facile? Assolutamente no. Se non sei un tipo da villaggio vacanze, lascia perdere. Luca ne sta portando i segni.

Un pò di fatti

Zanzibar è una repubblica semi autonoma della Tanzania con un storia unica e un presente incerto. Fulcro della tratta degli schiavi dell’est Africa, è stato al centro degli interessi coloniali per secoli, a partire dai portoghesi nel sedicesimo secolo, il sultanato di Oman nel diciassettesimo secolo, e gli inglesi dal 1890. La sua identità fortemente musulmana la contrappone al continente africano rendendola solo uguale a se stessa.

L’economia di Zanzibar è suddivisa in statali, agricoltura o pesca, e un turismo da resort molto italiano: non stupitevi se parlano tutti la nostra lingua. Una conseguenza paradossale del turismo e’ quella che intorno ai villaggi troverete popolazioni di Masai ‘trapiantati’ dalla Tanzania che lavorano per la maggior parte come guardiani.

Vedere i Masai a Zanzibar, percepire la loro gentilezza, eleganza ed umiltà, ci ha fatto venire molta voglia di visitare la zona del Kilimangiaro e dei grandi parchi circostanti tra cui il Serengheti: la prossima volta in Africa!

itinerario per scappare un pò dal villaggio

1 – Arrivo.

2 – Visita pomeridiano della capitale Stone Town con guida locale.

3 – In macchina a nord di Zanzibar fermandoci a Nungwi per goderci il mare e il tramonto.

4 – Visita organizzata a Prison Island, per vedere le tartarughe giganti Aldabra, e pranzo e pomeriggio nell’isolotto di Sandbank per goderci il mare.

5 – In macchina a sud di Zanzibar fermandoci in alcune spiagge, e nella foresta di Jozani.

6/7 – Relax al resort.

8 – Ritorno.

Giorno 2

Iniziamo andando a vedere la capitale Stone Town, con un tour con guida che ci ha raccontato la storia unica di quest’isola. Partendo dalla chiesa Anglicana, siamo passati per il mercato di frutta, spezie e pesce, e attraverso le viuzze centrali, siamo arrivati al lungomare. Zanzibar un tempo fungeva da centro logistico per tutto l’est Africa, dal commercio delle spezie, alle prime spedizioni Europee, fino alla tratta degli schiavi. La guida ci ha anche portati in posti che altrimenti non avremmo trovato da soli, come all’interno dell’ex mercato degli schiavi, stipati in celle al di sotto della chiesa anglicana.

Giorno 3

Siamo andati con la macchina a Nord e ci siamo fermati a Nungwi, che e’ il posto giusto se vi piace il mare. Troverete un spiaggia chilometrica e il mare piu’ bello dell’isola, con tramonti mozzafiato. Ad est della spiaggia si trovano i villaggi locali con i pescherecci, piu’ ad ovest ci si spinge, piu’ l’acqua diventa cristallina e i prezzi dei resorts alle stelle. Il mare piu’ bello è indubbiamente quello a ovest della lunga spiaggia di sabbia Bianca dalla consistenza del borotalco. Non soprenderti se gli zibù sulla spiaggia cercheranno di rubare ai turisti la poca ombra disponibile!

Giorno 4

Abbiamo partecipato ad una escursione organizzata a Prison Island dove abbiamo incontrato le enormi testuggini preistoriche, importate dalle seychelles due secoli fa, di cui si puo’ ancora trovare uno dei primi giovanotti di soli 192 anni. Un tempo si trovavano nella casa delle meraviglie del sultano a Stone Town, ma, dopo l’arrivo dei portoghesi, sono finite sull’isola. Al momento ce ne sono più di cento tra cuccioli ed esemplari adulti. In combinazione a Prison Island abbiamo passato il pomeriggio a Sandbank, una lingua di sabbia in mezzo ad un oceano cristallino, dove abbiamo gustato pesce alla griglia preparato al momento.

Giorno 5

Il quinto giorno, sempre con la macchina, ci siamo addentrati a sud dell’isola, molto piu rigogliosa in termini di vegetazione rispetto al nord. Siamo arrivati a Dongue e Kae, dove Valeria era stata 10 anni fa, per trovare un panorama ben diverso. Un tempo quella spiaggia era incontaminata costituita da isolotti di sabbia, ora e’ tutta occupata da strutture turistiche ed il mare era sporco quando l’abbiamo vista noi. Tornando indietro ci siamo fermati nella foresta di Jozani dove abbiamo ammirato le scimmie rosse chiamate Colobus, la foresta tropicale, ed una foresta di mangrovie di acqua salata davvero interessante.

Giorno 6-7

Gli ultimi due giorni ci siamo riposati nel resort. Avevamo organizzato il surf ad di là della barriera corallina, ma purtroppo non c’erano abbastanza onde ed è stato cancellato.

Un altro tour organizzato che varrebbe la pena fare è quello dello spice tour, per andare a vedere le varie piantagioni e culture di spezie come il chiodo di garofano, il pepe etc. Infine è anche possibile fare delle immersioni a sud dell’isola, dove dicono che la barriera corallina sia molto ricca.

Istruzioni per l’uso

Pronti a versare 50 euro di visto all’entrata, e 40 euro di tasse aeroportuali in uscita. Più la tassa di soggiorno di 1 euro al giorno a persona.

Se non volete essere prigionieri del resort, ed esplorare in libertà, per prima cosa trovate un aggancio per avere una autovettura a noleggio, oppure noleggiatela online prima di arrivare. Lo scooter non basta, serve la macchina visto che l’isola è piuttosto grande: 80 km in lunghezza, circa 40 in larghezza.

Per guidare a Zanzibar è necessario il permesso di guida per stranieri che costa 10/12 euro, senza il quale non potete circolare visto che i controlli della polizia sono molto comuni. Chi vi noleggia la macchina si occupa anche di questo. La guida è a destra all’inglese, evitate di guidare in città a Stone Town visto che è congestionata dal traffico, e prendete un 4×4 perchè si va parecchio in fuori strada.

Portatevi cash in dollari o euro, ma mi raccomando, i dollari solo quelli dal 2003 in poi: se più vecchi avranno lo stesso valore della carta straccia. Gli scellini locali non sono necessari, con i dollari ve la caverete ovunque, anche se non è una cattiva idea averli per girare per l’isola. Se volete cambiare valuta fatelo all’aeroporto quando arrivate.

Aspettatevi un costo della vita alto, quasi al pari di quello Europeo. Il turismo ha innalzato sensibilmente i prezzi. Ad esempio, un taxi dall’aeroporto per le spiagge costa sui 50 dollari, la benzina è 80 centesimi al litro, un frappè intono ai 3-4 dollari.

Aspettatevi sotto il periodo dei monsoni (Marzo e Aprile) un caldo torrido, e molta umidità nell’aria, a differenza dell’alta stagione.

C’è il fenomeno delle maree. Quando siamo andati noi (Marzo 2017) c’era bassa marea la mattina per cui si riusciva a nuotare nel pomeriggio.

Non fotografate persone senza il loro consenso, visto che gli zanzibarini non sembrano vederlo di buon occhio. Anche i bambini non apprezzano essere fotografati e urlano ‘no’ quando qualcuno gli fa una foto.

Siate pronti a trovare i cosidetti ‘beach boys’ un po’ ovunque in spiaggia, che cercano di vendere souvenir o improvvisare ogni servizio inimmaginabile.

Quando al di fuori del resort, vestitevi in rispetto della cultura locale: manica corta al posto della canottiera e pantaloni/gonne sotto il ginocchio.

Da provare a Zanzibar

La spiaggia di Nungwi: è bellissima.

Prendete la macchina e perdetevi in mezzo a questi verdi foreste di bananeti, palme da olio, palme da cocco, passando attraverso villaggi rurali dove potete vedere le abitudini di vita quotidiane e le condizioni di vita dell’orgoglioso popolo zanzibarino. Noterete delle forti contraddizioni tra la povertà delle capanne fatte di fango, gli abiti consumati, le attrezzature di lavoro, con pubblicità di bevande famose, l’uso dei cellulari, il costo della vita alto, e il turismo da resort.

Godetevi il tramonto che solo il cielo africano può offrire, e al calar della luce, il suo cielo stellato che solo negli ambienti poco inquinati dalle luci artificiali può dare il suo meglio: grazie ancora mamma Africa.

L’ultimo consiglio, se avete la possibilità di visitare i villaggi al calar del sole, osservate un popolo vivere nella sua semplicità, e provate a guardare lasciando da parte i pregiudizi. Qui la vita ha le sue tempistiche dettate da un tempo ed un ambiente tipicamente africani. Pole Pole (piano, piano) è una filosofia di vita.

Conclusioni

In generale siamo contenti di come sia andata la settimana, e del fatto che siamo riusciti ad adattarci. Tuttavia, se tornassimo indietro, non avremmo scelto questo tipo di vacanza, a meno che non fosse stata gratuita. Vai a Zanzibar se vuoi stare in spiaggia e prendere il sole, visto che è quello che farai per la maggior parte del tempo.

Oltre a questo, a differenza delle nostre aspettative, ci siamo resi conto che non è così facile immergersi tra le persone del posto. Abbiamo incontrato, per la maggior parte, chi ci volevano vendere qualcosa, oppure chi sembrava infastidito dalla nostra presenza. La verità è che non siamo sempre stati a nostro agio.

Infine, non è stato facile rendersi conto di quanto Zanzibar sia segregata tra il turismo di lusso che vive all’interno di resort, e le aree circostanti fatte prevalentemente di braccianti. Il turismo, per la maggior parte Italiano, ha avuto molti effetti collaterali a Zanzibar oltre gli ovvi benefici di aver creato nuovi posti di lavoro.

 

 

 

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Come scegliere un safari al Kruger: riserve private vs rest camps

Qual è la differenza tra un safari in una riserva privata e nel Kruger? Il sistema è piuttosto complicato, noi abbiamo capito come funziona quando siamo tornati (!), per cui vi facilitiamo il lavoro qui.

safaris all’interno del parco nazionale del Kruger

Tutto ciò che si trova all’interno del Kruger appartiene al parco Nazionale, ed è quindi terreno pubblico. Le riserve private si trovano al di fuori. Le opzioni sono le seguenti.

Rest Camps: essenzialmente dei campeggi con soluzioni tra le più disparate, dal dormire in tenda, a campeggi attrezzati con ristoranti e piscina, a vere e proprie tende di lusso con tutte le comodità. Si possono fare safari guidando la propria autovettura, oppure prenotando le uscite con le guide e mezzi del parco.

Concessioni Private: zone di parco pubblico date in gestione a privati. Di solito si tratta di opzioni di lusso con tutti i comfort. I safari con guida sono inclusi, così come il vitto.

In entrambi i casi non si può guidare se non che sulle strada asfaltate del parco, e la velocità massima è 50km/h. Fare fuori strada non è consentito.

safaris nelle riserve private intorno al Kruger

Fuori dal Kruger si trovano le riserve private, terreni che sono proprietà privata. Possono trovarsi adiacenti al Kruger, oppure nella vicinanze.

Riserve private confinanti al parco nazionale del Kruger: la peculiarità è che le barriere tra il parco e la riserve sono state abbattute, e quindi gli animali sono liberi di andare dal Kruger alla riserva, e viceversa. All’esterno le riserve sono invece recintate per proteggere le persone dai predatori e gli animali dal bracconaggio (anche se nel secondo caso non è efficace).

Riserve private in prossimità del Kruger: non sono direttamente confinanti con il Kruger e quindi sono recintate sia per proteggere le persone al di fuori della riserva, sia per proteggere gli animali dai bracconieri.

In entrambi i casi la differenza più grossa dallo stare nel Kruger è che questi parchi sono terreni privati. Le strutture tendenzialmente di lusso, l’esperienza del safari unica perchè si può andare in fuori strada. Ad esempio, si vanno a scovare i felini, ed i rangers guidano in libertà su tutta la riserva. Se si avvista un animale di interesse in lontananza ci si può avvicinare. In questo modo la probabilità di avvistamenti è più alta che al Kruger, e l’esperienza è più intima visto che i numeri di posti in una riserva privata sono limitati. Questo ha senso se non ti dispiace condividere il fuori strada con altri turisti. Se lo fosse il Kruger ti permetterebbe invece di esplorarlo con il tuo mezzo in totale libertà decidendo gli itinerari e le tempistiche.

ricapitolando

In base alla nostra esperienza, se questo è il tuo primo safari, oppure se hai pochi giorni a disposizione, vai in una riserva privata. Queste opzioni includono due safari al giorno, offrono camere confortevoli, cibo, veicoli e rangers/trackers di prima qualità. Indipendentemente dalla riserva che sceglierai, avrai un esperienza unica.

Se questo non è il tuo primo safari in Sud Africa e vuoi fare da te, oppure se viaggi con un budget limitato, vai in campeggio all’interno del Kruger. A parte il dover rispettare gli orari di entrata e uscita nel parco, per il resto sei liberissimo/a di gestirti come preferisci. Puoi prendere la macchina e andare in esplorazione, oppure puoi prenotare i safari con le guide del parco che ti spiegheranno tutto quello che vuoi sapere sulla fauna e flora.

Il grande vantaggio dei campeggi del Kruger è il prezzo, visto che nella riserve private si spendono sui 400-600 euro a notte per doppia. Ci sono tante tipologie di rest camps, con prezzi che variano enormemente in base alla tipologia, da 20 a 300 euro a notte per doppia. Visita la pagina del Kruger per più info (…).

Ipotizzando un soggiorno in un bungalow base del rest camp, questi potrebbero essere i costi medi. L’ingresso giornaliero al Kruger per i turisti è di circa 20 euro al giorno, a cui vanno sommati il bungalow che è intorno ai 75 euro a notte per due, più le spese di vitto, noleggio macchina e benzina. I safari con rangers del parco invece costano intorno ai 20 euro a testa, e i bushwalks, che non è possibile fare nelle riserve private, dai 30 euro a persona. Tutto sommato il costo medio per persona è di circa 100 euro al giorno in self-drive, e 120-140 euro con due safari/bushwalks al giorno organizzati dal parco.

In una riserva privata si va dai 200 euro a persona in su, tutto incluso. Considerato il comfort nelle riserve private, il non dover cucinare, la qualità delle strutture e delle guide, la differenza non è enorme. Anche se in termini di esperienza si parla di due cose completamente diverse che non possono essere paragonate… per cui scegliete quello che vi ispira di più!

La nostra prima esperienza di safari, in 2 riserve private, ha superato tutte le nostre aspettative, ed è stata una esperienza indimenticabile. Se anche per te questo è il primo safari in Sud Africa ed hai intenzione di andare in una riserva privata, prova a visitare una giornata anche il Kruger per vedere la differenza di servizi tra il parco e le reserve game.

info sul Kruger

Il Kruger è il Kruger. La vastità e la diversità degli habitat non ha rivali in Sud Africa, e nella maggior parte del mondo! Il Kruger è grande quanto la Slovenia, 20.000 kilometri quadrati. Gli animali sono liberi di muoversi all’interno di quest’area, anche se in genere sono territoriali e coprono grandi distanze solo in caso di secca per andare a cercare acqua/cibo.

Il numero di elefanti presenti al Kruger ha superato di gran lunga la soglia sostenibile. Al moment ce ne sono circa 17.000 contro i 7.000 raccomandati. Se vai al Kruger a vedere gli elefanti, come abbiamo fatto noi, è fantastico perché ne vedrai molti. D’atra parte una popolazione di elefanti in sovrannumero crea dei problemi. Il risultato è che la vegetazione del Kruger è devastata. Non solo gli elefanti mangiano le foglie dei loro alberi preferiti strappandone i rami, ma sradicano anche gli alberi stessi mangiando il nutrimento nelle radici. In questo modo tanti alberi muoiono. Considerando che gli elefanti mangiano in media 100 chili al giorno, potete immaginare lo scenario!

Il problema è che anche spostando gli elefanti nelle zone limitrofe al Kruger, in Mozambico ad esempio, loro tornano nella zona d’origine essendo territoriali, ed è difficile ‘regalarli’ perchè richiedono aree vastissime per vivere allo stato brado. Tutto questo senza considerare i costi per il trasporto di questi ‘scriccioli’..!

Come già accennato al Kruger c’è un regolamento che limita il comportamento delle persone, per preservare l’ambiente, ma anche come protezione contro i predatori. Non si può guidare se non sulle strade del parco con una velocità massima di 50 km/h, e bisogna rispettare gli orari di entrata ed uscita, generalmente dopo l’alba e prima del tramonto. Oltre a questo, è obbligo tenere i finestrini della macchina chiusi. Ci sono stati casi in cui dei predatori hanno attaccato turisti passando con le zampe dai finestrini semi aperti. Un altra regola è che non si possa scendere dalla macchina in nessun posto e per nessuna ragione, tranne che nelle zone di sosta adibite che sono recintate e sotto controllo di un ranger.

 

 

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La follia del bracconaggio dei rinoceronti in Sud Africa

Quando Denise chiama Rocky e Clover, due cuccioli di rinoceronte, loro accorrono verso l’entrata della recinzione per salutare e farsi coccolare. Davvero?! Non avevamo la minima idea che i rinoceronti fossero degli animali così affettuosi ed intelligenti.

Abbiamo scoperto poi che la ragione per cui questi cuccioli sono abituati alle persone, e vivono all’interno di un recinto, è perché sono orfani e hanno bisogno di essere protetti. Entrambi i cuccioli hanno perso le madri, uccise brutalmente dai bracconieri davanti ai loro occhi.

Al momento il bracconaggio dei rinoceronti è un problema dilagante in Sud Africa, che detiene l’80% dei rinoceronti al mondo, circa 19.000 esemplari. I bracconieri spesso tagliano il corno ai rinoceronti mentre sono ancora vivi, lasciandoli morire sanguinando lentamente e soffrendo moltissimo.

Mentre una delle madri veniva straziata, si scuoteva così tanto che i bracconieri decisero di romperle la spina dorsale così che stesse ferma. Il cucciolo invece fu allontanato con spari di pistola in modo che non desse fastidio alla gang.

I rinoceronti sono come gli esseri umani: perdere la madre in una maniera così violenta ha provocato un profondo shock. Ad uno degli orfani infatti sono venute le cataratte su entrambi gli occhi, e per sopravvivere è stato operato di urgenza a Johannesburg.

Se nulla accade, i rinoceronti saranno estinti molto presto. Il massacro dei rinoceronti ha iniziato a crescere nel 2008, e fin ora conta almeno 6.000 casi. Nel 2015 sono stati straziati 1.200 rinoceronti, dei quali 900 solo al parco del Kruger, dove agiscono ben 12 gruppi criminali.

Il mercato più grosso al mondo per i corni di rinoceronte è quello del Vietnam. Sembra che con un numero sempre più grande di pazienti affetti da cancro, i vietnamiti ricorrano alla medicina cinese per provare a curarlo, e quindi utilizzino la polvere di corno di rinoceronte. Inoltre, come l’economia del Vietnam è in crescita, il corno di rinoceronte è diventato uno status symbol per la classe agiata, che beve la sua polvere come rimedio alla sbornia.

In realtà, il corno di rinoceronte non ha nessuna proprietà medicinale. E’ fatto di cheratina e ha gli stessi ‘poteri’ di un unghia umana.

Nonostante i numeri scioccanti e il tentativo di molto gruppi perché il massacro abbia fine, manca di fatto un azione concreta per riuscire a contrastarlo e perseguire penalmente i bracconieri. La corruzione dilaga sia in Sud Africa che in Vietnam.

Per tutte queste ragioni è probabile che il bracconaggio continuerà visto che i rischi sono più bassi degli incentivi economici: basti pensare che un chilo di corno di rinoceronte vale intorno ai 70.000 dollari sul mercato nero, facendo si che sia più remunerativo dell’oro, del platino, e addirittura della cocaina.

Se pensiamo che in vent’anni i rinoceronti potrebbero semplicemente non esistere più, e con loro i dolcissimi Rocky e Clover, non possiamo che constatare come l’avidità e l’ignoranza umana abbiano sterminato qualcosa di così meraviglioso e puro.

Safari al parco del Kruger, Sud Africa

Cape Town & d’intorni, Sud Africa

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Il meglio di Cape Town a Natale

Cape Town è meravigliosa. Ci sono talmente tante cose da vedere nelle vicinanze, partendo dall’atmosfera intrigante di un città di mare, contaminata da diverse culture, colori e affascinanti contrasti, che potresti passarci tranquillamente due settimane. Tre giorni sono stati davvero pochi, nonostante una sveglia decisamente mattutina delle 6!

da vedere

Table Mountain – se hai tempo passaci una giornata intera facendo trekking! O se sei un appassionato anche climbing, oppure opta per la veloce e spettacolare funicolare.

Riserva naturale di Capo di Buona Speranza.

Muizenberg per il surf!

ristoranti e bar

Kloof Street House super cocktails e cibo, in un meraviglioso ambiente rétro con giardino esterno perfetto per l’estate.

Kyoto ristorante giapponese di qualità molto alta.

Yours Truly un cafe di giorno, beer garden e DJ set di sera, immerso nel verde, con rooftop e atmosfera effervescente.

itinerario (parte 1)

1 – Arrivo a Cape Town, check-in nel monolocale di Airbnb con piscina.

2 – Giro per Cape Town in pullman.

3 – Surf a Muizenberg, degustazione di vini nella zona di Stellenbosch.

4 – Da Table Mountain a Capo di Buona Speranza, con rientro a Camps Bay.

5 – Partenza la mattina presto per Johannesburg.

mappa

 natale a cape town

Nonostante il centro sia deserto, altre zone come il V&A Waterfront e Camps Bay sono molto trafficate e piene di turisti e gente del posto.

suggerimenti

Se avete bisogno di cambiare i soldi fatelo in aeroporto quando arrivate! Abbiamo perso tempo cercando un bureau in centro, ricordatevi il passaporto, che è necessario. Abbiamo però scoperto la meraviglia di Uber, un servizio taxi che si prenota dall’app, in qualsiasi posto con wifi, e che ti porta dove vuoi per pochi Euro. Gli ATM, invece, sono pressoché ovunque.

sicurezza

Cape Town è generalmente sicura, anche se è raccomandabile non mettere nulla in mostra e portare con se lo stretto necessario.

1 – Kloof Street e Long Street

Arrivati dal lungo viaggio aereo nel pomeriggio, prendiamo la macchina a noleggio e facciamo check-in nell’appartamento di Airbnb. E’ un bellissimo monolocale con piscina esterna ed una vista stupenda su Cape Town e Table Mountain. La vegetazione e il quartiere ci fanno immediatamente sentire in vacanza.

Affamati, ceniamo a Beleza e facciamo un giro per la zona di Kloof Street e Long Street, dove si trovano la maggior parte dei bar, e iniziamo ad assaporare l’atmosfera della città.

Prima di tornare in camera, dove ci aspetta una vista scintillante di Cape Town di notte, ci beviamo un cocktail nella meravigliosa Kloof Street House. Non male come inizio!

2 – visiting Cape Town

Il secondo giorno visitiamo Cape Town con i pullman del CitySightseeing, che sono un ottimo compromesso per vedere la città in libertà senza preoccuparsi di dove parcheggiare.

Iniziamo da Long Street 81, dove prendiamo i biglietti. Camminiamo per l’area circostante e dopo aver visitato il Castello di Buona Speranza e la zona di Green Market Square, saliamo sul pullman della linea rossa facendo il giro costiero e fermandoci al V&A Waterfront. Qui, il porto storico di Cape Town si mischia al nuovo centro commerciale e le innumerevoli attrazioni turistiche. Pranziamo a Quai 4, che è un opzione molto valida per provare le fish & chips locali.

Essendo una giornata piovosa, decidiamo di vedere il museo del Rugby (Springbok Experience), e l’acquario, anche se quest’ultimo non è niente di speciale.

Risaliamo poi sul pullman, questa volta sulla linea blu, e giriamo intorno alla città andando più a sud e passando per i famosi Kirstenbosh Botanical Gardens, le cantine di Constantia, dove è stato prodotto il primo vino Sud Africano, e la Township of Imizamo Yethu. Con più tempo a disposizione, le avremmo senz’altro visitate.

Cos’è una township? vedendone una dalla strada, si potrebbe definire una baraccopoli. Le case sono per lo più di lamiera, e non è detto che ci siano acqua corrente ed elettricità. Le township sono abitate da migliaia di persone ammassate: la più grande del Sud Africa, quella di Soweto a Johannesburg, conta più di un milione di persone. Durante gli anni dell’apartheid, le persone non bianche sono state brutalmente sfrattate dalle loro case in quartieri per whites-only, e hanno trovato rifugio in queste aree alla periferia delle città. Trovare condizioni di vita del genere accanto a ricchi quartieri residenziali è il primo segno di come in Sud Africa ci siano ancora moltissime contraddizioni legate ad un passato recente, e doloroso.

3 – surfing and wine

Il terzo giorno, la vigilia di Natale, è ora di surfare! Era dall’estate precedente in Portogallo che Luca si era fissato con il surf, per cui potete immaginare la grande soddisfazione di poterlo finalmente provare. Per non rischiare, abbiamo prenotato in anticipo alla Gary’s Surf School, una delle più popolari e storiche di Muizenberg, una trentina di minuti da Cape Town.

Alle 8.45 siamo prontissimi. In realtà, Luca è pronto e scalpitante, Valeria e’ in spiaggia appallottolata nel suo wind stopper per il vento… L’estate di Cape Town è più mite e ventosa rispetto alla nostra. In più la temperatura oceanica dell’acqua è freddina, intorno ai 16 gradi, dovuto ai ghiacci dell’Antartide che si sciolgono in questa stagione. Preparatevi ad entrare in acqua con la muta.

Provare il surf per la prima volta è stata un’esperienza unica. Quando riesci finalmente ad alzarti a sentire l’onda, assapori quel senso di libertà che solo la natura ti sa far provare. Diventi un tutt’uno con la tavola e senti la forza dell’onda che spinge sotto di te, fino a quando capisci qual è il momento di alzarti trovando l’equilibro. Non è facile! Ma stupendo. Fallo se ti interessa… non te ne pentirai. Tra l’altro, una volta che parti, ti dimentichi completamente del pericolo degli squali bianchi!

Gary è un surfista della vecchia guardia con una grande passione per quello che fa. Gli istruttori mettono a loro agio, insegnano la poca teoria necessaria e poi è tutta pratica. Andrew, il riferimento di Luca, ha dato suggerimenti utili per capire come alzarsi… fino a che ce l’ha fatta! E ce l’ha fatta!

Dopo il surf e le foto, facciamo brunch nel café sopra la scuola, Ta-Da! (ottimo per il caffè, i centrifugati e le omelettes), e ci dirigiamo nella terra dei vini. La strada da Muizenberg a Stellenbosch che si snoda lungo la costa è molto bella, si possono vedere le onde infrangersi sugli scogli e il bagnasciuga.

Se avete tempo potreste passare un paio di giorni nella zona dei vini, dalle parti di Stellenbosch, e Paarl. C’è davvero tanto da visitare. Il nostro consiglio è quello di prenotare in anticipo e fare un pò di ricerca. Noi ovviamente siamo arrivati all’ultimo minuto, e siamo finiti in un paio delle cantine più grosse che erano aperte anche il Sabato: Spier e Waterford. Da Waterford abbiamo degustato 6 vini, e ci hanno portato a fare un tour delle cantine dove ci hanno spiegato i metodi di produzione. Per tua informazione, le cantine sono chiuse il giorno di Natale.

Ci siamo informati in loco per le migliori cantine da visitare e i suggerimenti raccolti sono i seguenti. A Stellenbosch andate a Delheim, Kanonkop. Warwick organizza pic-nics nella tenuta per pranzo, ma va prenotato in anticipo visto che va a ruba. Waterkloof e Morgenster sono sempre nella stessa zona, ma producono vini con metodi più simili a quelli Italiani. Delaire Graff per cena. A Paarl andate da Spice Route, anche per pranzare nel rinomato ristorante Bertus Basson.

4 – Table Mountain, Boulder’s Beach e Capo di Buona Speranza.

E’ Natale! Una meravigliosa giornata d’estate che ci aspetta. Iniziamo di buon’ora andando a prendere la funicolare che ci porta a Table Mountain, diventata nel 2012 una delle nuove sette meraviglie del mondo. Meglio acquistare i biglietti della funivia online, e nella prima fascia mattutina per evitare code. Portatevi un cappello per proteggervi dal sole in coda alla funicolare. Se avete tempo fate un bel trekking e passateci la giornata intera… ne vale davvero la pena! A piedi ci vogliono circa due ore per arrivare in vetta.

Table Mountain è una montagna antichissima, e molto cara ai suoi abitanti. Dalla cima piatta il panorama è mozzafiato con uno strapiombo di 1.000 metri su Cape Town. Le rocce grigie si alternano a fiori color arancio accesso, piante grasse e vegetazione. La sommità è stata presa d’assalto dalle iraci delle rocce, dei mammiferi che nonostante assomiglino superficialmente a delle marmotte/conigli, hanno più in comune con gli elefanti (!). La bellezza della natura in questo luogo ti farà considerare di trasferirtici.

Lasciamo Table Mountain per dirigerci a Boulder’s Beach, dove ci vive una colonia di pinguini da generazioni. Sfortunatamente quando arriviamo i biglietti per entrare nella spiaggia sono finiti, visto che le famiglie con i bambini erano già arrivate in massa. Come alternativa, percorriamo la passerella in legno che passa dietro alle spiaggette e scrutiamo i pinguini da lontano.

Continuiamo il giro, e arriviamo finalmente all’entrata della riserva naturale di Capo di Buona Speranza, che è parte di Table Mountain National Park. Per prendere i biglietti c’è una lunga coda di macchine. Una volta entrati, ci sono così tante persone che non riusciamo a parcheggiare a Cape Point, per cui proseguiamo per Capo di Buona Speranza, il punto più a sud-ovest del continente Africano.

Dopo una piccola camminata in salita arriviamo nel punto panoramico e guardiamo l’orizzonte e le onde che si infrangono contro la scogliera. In questo punto confluiscono le acque di tre oceani: l’Atlantico, il Pacifico, e quello Antartico. Il vento è talmente forte che sembra ci possa sollevare. Il paesaggio della costa circostante è stupendo: acque trasparenti in terre incontaminate, dove struzzi e babbuini vivono in libertà.

Da Capo di Buona Speranza guidiamo per tornare a Cape Town attraverso la via panoramica di Chapman’s Peak.

Tornati in Città ci fermiamo per cena a Camps Bay, che si trova davanti all’oceano con Table Mountain alle spalle. Camps Bay è il quartiere di Cape Town più alla moda, dove i prezzi degli immobili sono schizzati alle stelle negli ultimi anni.

Qui il Natale non è finito. In spiaggia, una buona parte delle persone arrivate la mattina per un pic-nic con la famiglia, inizia ora a mettersi in code chilometriche per tornare a casa nelle township. Dall’altra parte della strada, dove ci sono tutti i café e ristoranti, turisti e residenti stanno per andare a cena.

Dopo aver mangiato in uno dei numerosi ristoranti, torniamo nel nostro meraviglioso appartamento, riluttanti a dire ciao alla stupenda Cape Town, e a quella vista eccezionale. Ci rendiamo però conto che abbiamo davanti una meta ancora più ambita, che Valeria ha sognato sin da piccola: i safari africani!

5 – volo a Johannesburg

La mattina seguente ci alziamo presto e voliamo a Johannesburg.

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Safari in zona Kruger

E’ raro, ma a volte un viaggio non ti lascia un gran che. Questo non è senz’altro il caso per i giorni passati nell’area del Kruger, che si sono rivelati una delle esperienze più incredibili della nostra vita.

Trovarsi nella natura ad ammirare gli animali nel loro habitat ci ha fatto tornare bambini, quando guardavamo il mondo con occhi nuovi, e tutto era così meraviglioso e perfetto. Questo è stato senz’altro lo spirito che ci ha seguito in Sud Africa e che abbiamo messo in valigia con noi tornando a casa.

… E poi c’è Madre Africa. Qui tutto e’ amplificato: il cielo una calotta ampia che si muove veloce. I temporali così rumorosi come se esplodessero bombe. I lampi ti fanno aver paura. Le stelle in cielo che brillano come diamanti nella notte nera. La pace assoluta dei tramonti che fanno dimenticare chi si è e da dove si viene.

itinerario (parte 2)

5 – Volo la mattina presto per Johannesburg, ritiro macchina e guida 3 h fino a Nelspruit per passare la notte a Loerie’s Call Guesthouse.

6 – Guida 3 h fino alla riserva privata Elandela Private Game Reserve, e primo safari nel pomeriggio.

7 – Safari mattutino, resto della giornata al Kruger Park per vedere gli elefanti.

8 – Safari mattutino, poi guida 1 h alla riserva privata Vuyani Safari Lodge per il safari del pomeriggio.

9 – Safari mattutino, poi guida 1 h per arrivare all’hotel UmVangati House. Nel pomeriggio visita il letto del fiume al Blyde RIver Canyon con il barcone (prenotato dall’hotel).

10 – Guida 7 h fino a Johannesburg passando dalla Panoramic Route, riconsegna la macchina, e prendi il volo di ritorno

5 – trasferimento da Cape Town

Arrivati in aereo da Cape Town la mattina, noleggiamo la macchina e proseguiamo verso il Kruger. La strada da Johannesburg al Kruger è piuttosto lunga (più di 6 ore), per cui decidiamo di spezzarla in due, fermandoci a Nelspruit una notte, dove abbiamo dormito a Loeri’s Call Guesthouse.

6 – primo safari

Il giorno dopo, freschi e rifocillati, arriviamo alla prima destinazione per i tanto attesi safari: Elandela Private Game Reserve.

Poco prima di arrivare alla riserva, notiamo dei turisti fermi per strada che guardano verso un laghetto… ed ecco che dalla superficie appaiono due orecchiette e due occhi tondi… un ippopotamo!!! Questo è stato il nostro prima incontro inaspettato con un animale del bushveld, e il caso ha voluto che fosse con il più sexy di tutti (o così Valeria vuole credere).

Come arriviamo al cancello di Elandela, e guidiamo attraverso la riserva per arrivare alla reception, iniziamo a vedere di tutto: impala che sgambettano qua e là, giraffe guardinghe, bufali che attraversano la strada con non-chalanche. In quel momento non sapevamo che i leoni non erano in quella parte di riserva, altrimenti avremmo tenuto i finestrini aperti!

Arrivati in reception, veniamo accolti e portati in camera, notiamo dei cartelli disposti intorno al lago che vietano di andare oltre una certa linea, visto che ci sono gli ippopotami, e che sono potenzialmente pericolosi! L’ippopotamo è molto territoriali ed uccide più persone in Africa di qualsiasi altro animale, più di 2.000 casi all’anno! Sembrano impacciati e goffi, ma possono raggiungere i 60 km/h.

Nel pomeriggio, dopo pranzo, iniziamo il nostro primo safari fermandoci a un grande recinto non lontano dalle camere. Qui si trovano due cuccioli di rinoceronte, Rocky e Clover. Entrambi sono sopravvissuti alla tremenda esperienza di aver avuto le madri brutalmente uccise dai bracconieri davanti ai loro occhi.

Il problema del bracconaggio dei corni di rinoceronte è dilagante in Sud Africa al momento. I corni sono richiesti soprattutto dal mercato vietnamita. Non è chiara quale sia la ragione principale, se perché credono che possano curare il cancro, o perché sia diventato uno status symbol che limita gli effetti della sbornia. Ad ogni modo, il bracconaggio è un problema enorme in Sud Africa considerato che un corno può valere fino a 300.000 dollari sul mercato nero. Tutto ciò fa si che si siano create bande criminali, e un sistema di corruzione a tutti i livelli, che comprometterà la presenza di questa specie. Dal 2008 le morti di rinoceronti sono cresciute vertiginosamente, da 83 uccisioni a 668 nel 2012. Dal 2013 ci sono stati più di 1000 casi di bracconaggio all’anno. Nel 2015, 1.175 rinoceronti hanno perso la vita in Sud Africa, dei quali 900 erano al Kruger. Pensare che queste creature innocenti saranno presto sul bordo dell’estinzione è vergognoso… (read more).

Considerata la situazione, i cuccioli di rinoceronti sono tenuti vicino agli alloggi, e recintanti per la loro protezione. In questo modo vengono monitorati costantemente e accuditi. E’ fantastico vedere quanto siano intelligenti e sensibili. Quando il ranger si avvicina e li chiama, loro accorrono all’entrata del recinto come se fossero cagnolini domestici, e ci vengono incontro per salutare e farsi coccolare.

Continuando il safari, Rocco, il propietario della riserva, ci fa da guida. Ci racconta dell’ecosistema del bushvelt, facendoci imparare il nome di alcune piante e le loro caratteristiche, e spiegando la loro importanza per la sopravvivenza degli animali. Ci dice, ad esempio, che l’albero di Marula è il preferito degli elefanti. Dai suoi frutti si ottiene un liquore locale chiamato Amarula. Verso sera vediamo un gruppo di giraffe e ci viene permesso di scendere dal Land Rover e camminarci in prossimità al tramonto… che esperienza!

7 – secondo giorno di safari e gita al Kruger

Durante il nostro secondo safari, l’indomani, è John che ci fa da guida. Incontriamo un rinoceronte femmina con il suo cucciolo, e successivamente una leonessa con i suoi quattro cuccioli di 15 mesi. I leoni di Elandela sono particolari perchè sono leoni bianchi, dal pelo e dagli occhi chiari. I ‘cuccioli’, grandi quasi quanto la madre, sono sdraiati sull’erba l’uno sull’altro, giocano tra di loro, sbadigliano e cercando di dormire. I leoni vanno a caccia di notte e dormono durante il giorno. Sembravano talmente morbidi è teneri che veniva voglia di scendere dal veicolo!

In tarda mattinata invece ci portano al Parco Nazionale del Kruger per vedere gli elefanti: come varchiamo una delle entrate del parco ci ritroviamo un elefante gigante vicino, a pochi metri dalla vettura. Per essere il primo avvistamento siamo sbalorditi dalla stazza di questo animale. Nel momento in cui decide di attraversare la strada ci spostiamo subito per non bloccargli la via, visto che potrebbero avere delle reazioni violente.

E’ infatti importante dare spazio a questi animali, visto che sono piuttosto riservati e potrebbero avere reazioni turbolente se si sentissero invasi o circoscritti. E’ ancora più importante capire se un maschio è alla ricerca di femmine, visto che diventano pericolosi e potrebbero attaccare. Questo stato si chiama ‘musth’ in inglese, ed è possibile notarlo per le secrezione nere che scendono dalle guance dell’animale.

Dopo aver visto molti elefanti, mentre torniamo verso l’entrata del parco, abbiamo la fortuna di avvistare un leopardo! Sul lato della strada si erano già radunate delle macchine quando siamo arrivati. Vedere un leopardo è raro considerando che si nascondono molto bene tra gli alberi, e anche sapendo dove il leopardo fosse, era sempre difficile vederlo ad occhio nudo.

Tornati alla riserva, è ora di mangiare, e sembra che stia finalmente per venire a piovere dopo la giornata asfissiante e 2 anni di secca. Come iniziamo a mangiare vicino al fuoco, e lo staff inizia il suo show di canti e balli tipici, la pioggia inizia a cadere a secchiate! E la magia ha inizio: gli ospiti scappano all’interno della struttura mentre lo staff continua divertito a ballare e cantare sotto la pioggia. Più il temporale aumenta, più le canzoni e i balli vengono sbraitati al cielo. Qualcuno, tra gli ospiti, non riesce più a stare nella pelle e si getta nei balli a piedi nudi sotto la pioggia, superando i preconcetti e le insicurezze, ed abbracciano lo spirito Africano.

8 – cambio riserva privata e safari

Entusiasti dai due giorni di safari, ci mettiamo in viaggio per la prossima destinazione: il Vuyani Safari Lodge. Non pensiamo di poter vedere qualcosa di più sbalorditivo rispetto a quello che abbiamo visto nei due giorni… ma ci sbagliamo.

Nel primo safari saliamo sulla jeep con il poncho, vista la pioggia, e via si parte. In questo lodge oltre a un guidatore per autovettura, c’è anche un ‘tracker’ anche se non sappiamo ancora per quale motivo. La jeep si dirige verso una famiglia di ghepardi, una madre con i due cuccioli. I ghepardi sono a rischio estinzione in Sud Africa, essendo nel mezzo della catena alimentare vengo uccisi dai predatori più grandi. Vediamo anche animali più comune, ma ugualmente meravigliosi, come gruppi di impala, maschi e femmine di Kudus, e avvoltoi.

9 – ultimo safari e Blyde River Canyon

La mattina seguente, la sveglia suona alle 4.45 del mattino, stiamo per assistere a qualcosa di straordinario. Lo staff trova delle impronte di leonesse sul selciato, a quel punto, 3 diversi trackers dai vari fuori strada si allontanano e spariscono tra la vegetazione alla ricerca dei leoni. Nel bushvelt a piedi, con dei bastoncini. Davvero?

Dopo un paio di ore, non solo li trovano, ma aspettano che finiscano di mangiare la preda e si portano via il cuore dell’animale! “Questa mattina stavo cercando i leoni e ho trovato quanto è rimasto di una preda di gnu, magari possiamo farcelo per pranzo?” disse il tracker!

Nel frattempo non vediamo l’ora di vedere i leoni finalmente. La jeep li raggiunge in fuori strada tra i cespugli. Ed eccoli. Un maschio enorme ed una leonessa, nascosti tra gli sterpi, che cercando di dormire. Quando vedi un leone, e ti guarda dritto negli occhi, sai perché lo chiamano il re della foresta…! Noi intanto ci zittiamo e ci facciamo sempre più piccoli…

Come la guida cerca di raggiungere una posizione migliore per vedere gli animali, noi continuiamo a farci più silenziosi, l’atmosfera è sempre più tesa tra i turisti e nessuno osa parlare. La guida ci dice che finché lui è tranquillo, di stare tranquilli, ma ci preoccupiamo tutti comunque. Mentre cerchiamo di avvicinarci ai leoni con la jeep, e abbattiamo la vegetazione intorno a noi, e la jeep emette suoni sempre più forti, la leonessa si alza infastidita e RUGGISCE. Io sono pietrificata. Era un monito?!

A un certo punto arriviamo a circa 5 metri da loro. Il maschio allora si alza per capire cosa sta succedendo, ma poi decide di rimettersi a dormire, come se non fosse assolutamente toccato dagli eventi. Non siamo certi che invadere lo spazio di un leone sia un ottima idea, ma la nostra guida è calma. Così ce ne stiamo buoni e seduti e ammiriamo in silenzio queste creature magnifiche per cui iniziamo a nutrire un forte rispetto.

Come lasciamo i leoni, illesi (noi) e cercando di non impigliarci tra i cespugli, raggiungiamo il climax. Due ghepardi, stanno mangiando sulla strada. Anche loro hanno attaccato uno gnu con successo, anche se più piccolo di quello dei leoni.

Questa volta sono due fratelli che vivono insieme. Mentre uno mangia, l’altro controlla e ascolta. a Circa 20 metri c”è uno sciacallo che aspetta impazientemente il suo turno per mangiare ma non osa avvicinarsi di più per non essere ucciso. I ghepardi sono troppo presi dalle circostanze per preoccuparsi di noi, così ci fermiamo a 2 metri e li ammiriamo mentre mangiano. Non avremmo mai immaginato di vedere così tanto e di vivere un esperienza talmente incredibile.

Purtroppo i safari sono finiti. Passiamo la nostra ultima notte in Sud Africa nella stupenda UmVangati House, ai piedi del Blyde River Canyon, il terzo canyon più grande al mondo. Il posto perfetto per concludere l’avventura sudafricana. Non solo ci troviamo in un ambiente meraviglioso, all’interno di una riserva privata con vista sul canyon, ma anche il servizio dell’hotel familiare è eccellente.

Nel pomeriggio facciamo un escursione sul fiume all’interno del canyon, con un barcone. La guida è molto preparata, e ci fa vedere oltre a un gruppo di ippopotami, anche dei coccodrilli mimetizzati con il paesaggio.

La sera in hotel ci preparano un ottima cena che accompagniamo con vino sudafricano scelto all’interno della cantina di famiglia.

10 – ritorno a Johannesburg e volo

La mattina seguente, dovendo partire presto per arrivare in aeroporto, lo staff ci prepara la colazione in anticipo e ci danno dell’acqua per la giornata… fantastici! Che dire, questo viaggio in Sud Africa ha superato tutte le nostre aspettative… e ci ha seriamente fatto considerare di trasferirci in questa terra magica, e allo stesso tempo così travagliata nei secoli.

Guidiamo per 7 ore e arriviamo in aeroporto a Johannesburg nel pomeriggio.

Sud Africa in 10 giorni a Natale

Perché il Sud Africa? Per i safari. Per i safari e il self-drive. Per i safari, il self-drive, e una città meravigliosa: Cape Town. Dove altrimenti?

Questa è stata una vacanza da sogno! Una delle più belle della nostra vita… ce la ricordermo per tanto, tanto tempo…

La parte più spettacolare i 3 giorni di safari nella zona del Kruger. A livello economico è anche la parte più costosa della vacanza e la ragione per cui un viaggio del genere non possa essere fatto low-cost.

Dopo questo capitolo introduttivo, leggi i seguenti articoli dove troverai una descrizione più dettagliata del viaggio: il meglio di Cape Town a Natale, Safari al Kruger.

Guarda le immagini nelle seguenti gallerie fotografiche: Cape Town e d’intorni, Safari in Sud Africa.

Questo viaggio è diviso in due parti: la prima parte a Cape Town, la seconda a nord del paese per i safari nell’area del Parco Nazionale del Kruger. Abbiamo prenotato il biglietto d’andata su Cape Town, e il ritorno da Johannesburg. Potresti anche organizzare l’itinerario al contrario, partendo dai safari nel nor, in base a quanto costano i biglietti aerei.

Se ti chiedi come si possa scegliere la tipologia di safari, leggi questo post Come scegliere un safari al Kruger: andando in un Rest Camp potresti risparmiare parecchio, o far si che questa vacanza diventi accessibile alla famiglia intera.

ITINERARIO

1 – Arrivo a Cape Town, check-in nell’appartamento Airbnb.

2 – Tour di Cape Town in pullman.

3 – Surf a Muizenberg, degustazione vini a Stellenbosch.

4 – Da Table Mountain a Capo di Buona Speranza, fermandosi al ritorno a Camps Bay.

5 – Volo la mattina presto per Johannesburg, ritiro macchina e guida 3 h fino a Nelspruit per passare la notte a Loerie’s Call Guesthouse.

6 – Guida 3 h fino alla riserva privata Elandela Private Game Reserve, e primo safari nel pomeriggio.

7 – Safari mattutino, resto della giornata al Kruger Park per vedere gli elefanti.

8 – Safari mattutino, poi guida 1 h alla riserva privata Vuyani Safari Lodge per il safari del pomeriggio.

9 – Safari mattutino, poi guida 1 h per arrivare all’hotel UmVangati House. Nel pomeriggio visita il letto del fiume al Blyde RIver Canyon con il barcone (prenotato dall’hotel).

10 – Guida 7 h fino a Johannesburg passando dalla Panoramic Route, consegna macchina, e prendi il volo di ritorno.

IL NOSTRO BUDGET

1.600 euro per persona in doppia, escludendo i voli internazionali. Per il resto, questa cifra include tutto, dalle macchine a noleggio, il volo interno, il cibo etc.

Da notare che una buona parte di questo budget è per le riserve private: da 200 euro per persona a notte, e oltre. A Cape Town siamo riusciti a trovare un buon affare per l’appartamento a 70 euro a notte, e così abbiamo equilibrato i costi. Questo budget è per l’alta stagione, a Natale.

TRASPORTI

Abbiamo noleggiato una macchina economica a Cape Town con la compagnia First, volando poi Johannesburg e noleggiando da Europ Car una macchina più simile a un 4×4 per la seconda parte del viaggio. La nostra esperienza con Europ Car a Johannesburg non è stata delle migliori. La macchina che dovevamo prendere avere la presa per il GPS rotta, per fortuna l’abbiamo notato, così ci hanno dato l’unico altro mezzo disponibile: un macchinone più simile a un carro funebre, e non facile ‘da guidare.

Visto che nella seconda parte si guida per circa 1.000 km, un altra opzione è quella di volare su Mpumalanga Airport per arrivare alle riserve, però considera che è più costoso e non ti permette di godere del paesaggio avvicinandoti alla regione del Kruger: per lo più una strada tra i campi, e tante miniere, ma comunque interessante per capire un pò meglio questa nazione.

CONSIGLI

Prenota il prima possibile, soprattutto se decidi di viaggiare in alta stagione. Prenota in anticipo le macchine, hotel/appartamenti, ma soprattutto le riserve/safari! Noi abbiamo prenotato solo con 2 mesi di anticipo e di fatto abbiamo preso quello che era rimasto – anche se siamo stati molto fortunati.

Se guidare per 7 ore al ritorno non fa per te, fermati una notte a metà strada, oppure a Pretoria. Il nostro volo era di sera per cui non è stato un problema.

Per quanto riguarda le condizioni delle strade intorno al Kruger, non ti preoccupare, tutte le strade sono asfaltate. Solo quelle nelle riserve private non lo sono, ma in buone condizioni. Nel caso in cui piovesse poi, lo staff ti aiuterebbe ad entrare ed uscire per cui nessun problema. L’unico appunto, guidando sulla via Panoramica al ritorno, è che abbiamo trovato strade piene di buche enormi! Stai attento. Il nostro consiglio è, appena hai finito la Panoramic Route (in buone condizioni) torna sulla strada principale, la N4, il prima possibile.

i GPS non sono sempre inclusi, in base alla compagnia da cui si noleggia la macchina. Con Europ Car ad esempio, il GPS non è solitamente incluso, e visto che non avevano disponibilità al momento del noleggio, siamo dovuti andare da Vodacom a prenderne uno a noleggio, il che ci ha fatto perdere altro tempo. Un altra opzione è quella di prendere una sim sud africana con traffico dati non appena si atterra, usando quella sul telefono al posto del GPS.

Infine, Luca ha avuto un problema di intossicazione alimentare, probabilmente mangiando dei molluschi in una catena di pesce chiamata Ocean Basket a Nelspruit: fate attenzione a quello che ordinate al di fuori dei resorts!